Womanity

Womanity è un documentario di 90’ che racconta la “forza positiva” che le
donne esercitano nella società: nell’ambito familiare come nelle comunità, nei
luoghi di lavoro come nella politica. Una forza e un’azione positiva in grado
d’agire nonostante le numerose difficoltà che le donne, ancor oggi, si trovano a
dover affrontare, vuoi per motivi religiosi, politici o culturali.

Produzione
Clipper Media

Prodotto da
Sandro Bartolozzi

Sceneggiatura e Regia
Barbara Cupisti

Soggetto
Barbara Cupisti
in collaborazione con
Natascia Palmieri

Montaggio
Alessandro Marinelli

Fotografia
Sandro Bartolozzi, Antonello Sarao

Musiche
Tommaso Gimignani

Sound Designer
Riccardo Cimino

Direttore di produzione
Natascia Palmieri

Ufficio Stampa
Claudia Tomassini
International Film Publicity
Saarbrücker Str 24
10405 Berlin www.claudiatomassini.com

Una Produzione
Clipper Media con RAI Cinema

©  Clipper Media

Sinossi

Womanity è un film che racconta trentasei ore di vita di quattro donne che vivono in India, Egitto e USA. Nelle stesse ore, le donne di Washington manifestano per mandare un messaggio al nuovo Presidente degli USA e a tutto il mondo: i diritti delle donne sono diritti umani e devono essere rispettati.

Le trentasei ore raccontano le storie di resilienza delle protagoniste e ci conducono nella “forza positiva” che le donne esercitano nella società, nella sfera domestica, nei luoghi di lavoro. È una forza positiva in grado di agire e di avere un impatto positivo, nonostante i molteplici problemi che le donne oggi devono ancora affrontare.

Il documentario racconta la giornata delle quattro protagoniste intrecciando le loro storie in ordine cronologico.

Sisa, lustrascarpe 64enne, è la protagonista egiziana. Divenuta vedova molto giovane, durante il sesto mese di gravidanza, rimase in condizioni economiche molto precarie e senza supporto della famiglia. Come donna analfabeta le prospettive non erano molte. Poteva diventare una mendicante oppure sposarsi per interesse con il cognato che la pretendeva. Fu così che ebbe l’idea di travestirsi da uomo e per poter svolgere, per 43 anni, lavori riservati ai maschi, garantendo così un futuro a sua figlia. Dopo aver rimosso a lungo la sua appartenenza al mondo femminile, Sisa fu “scoperta” ed onorata dal Governatorato di Luxor con il premio di “madre ideale”.

Geeta e Neetu sono due delle protagoniste indiane. Madre e figlia, sono state vittime di un terribile attacco con l’acido nel 1993, quando Neetu aveva solo 3 anni d’età. L’attacco fu operato dal marito di Geeta, e padre di Neetu, che aveva l’intenzione di ucciderle per potersi sposare di nuovo con un’altra donna che le avrebbe potuto finalmente dare un figlio maschio. Normalmente, le donne che sono state sfigurate con l’acido si vergognano della loro condizione e non escono di casa, se non completamente coperte in modo da non svelare le loro presunte colpe. Geeta e Neetu hanno percorso una strada diversa: si sono unite al caffè “Sheroes Hangout” di Agra e sono parte orgogliosa di questa realtà gestita interamente da donne che hanno subito attacchi con l’acido.

Ritu è l’altra protagonista indiana. Attivista per i diritti delle donne è stata protagonista, insieme al fratello Sunil, Sarpanch (capo) del villaggio di Bibipur, della trasformazione positiva di un villaggio e di un distretto drammaticamente caratterizzati da un tasso elevato di feticidi di feti femminili e di infanticidi di bambine. Oggi Bibipur è conosciuto in tutto il Paese come “il mondo delle donne” come indica il cartello in hindi che accoglie i visitatori all’ingresso.

Jonnie, camionista 40enne, è la protagonista americana. Dopo un’adolescenza difficile segnata dalla violenza psicologica inflitta dal padre, si è trasferita in Nord Dakota con una piccola eredità della nonna di mille dollari. Una volta arrivata a Williston, città abitata quasi esclusivamente da uomini giunti lì attratti dalle opportunità offerte dal boom del petrolio, inizia una vita nuova come guidatrice di enormi camion. Solo riscoprendo la sua grande forza interiore, Jonnie riesce a sopravvivere in una comunità fortemente segnata da valori esclusivamente maschili.

Il documentario è un’esaltazione del dinamismo femminile e di una “diversità” che contiene un potenziale sorprendente piuttosto che rappresentare un limite.

È quasi un suggerimento che ciò che è urgente oggi non è solo combattere le discriminazioni e promuovere i diritti delle donne, ma che le donne assumano responsabilità collettive per affrontare le crisi e le sfide globali del nostro tempo.