Avamposti

“AVAMPOSTI” sono le stazioni dei Carabinieri confinate in territori disagiati, periferie in mano alle mafie, alla droga e alla violenza. Dalle incessanti attività quotidiane, alle grosse operazioni mirate agli arresti e al sequestro di sostanze illecite, gli uomini e le donne dell’Arma rappresentano l’unica difesa della società civile contro la criminalità

Produzione
Clipper Media
in collaborazione con
Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri 

Regia
Claudio Camarca

Scritto da
Claudio Camarca

Prodotto da 
Sandro Bartolozzi  

Fotografia 
Antonello Sarao 

Montaggio 
Piero Lassandro
Matteo Magonara 
Federico Marafioti 
Paolo Palagiano 

Suono in presa diretta
Domenico Rotiroti 
Stefano Civitenga  

Musiche 
Riccardo Cimino 

UNA PRODUZIONE CLIPPER MEDIA
PER DISCOVERY CORPORATE SERVICES LIMITED 

Ufficio Stampa 
REGGI&SPIZZICHINO Communication 

Gli AVAMPOSTI sono stazioni dei Carabinieri incavate nell’orlo tra la società civile e il margine estremo della disgregazione sociale. In questi luoghi, marcati dai disagi delle periferie, ma anche dalla radicata presenza delle narcomafie, i Carabinieri rappresentano l’unica Istituzione dello Stato di Diritto. A loro, vengono demandati ordini e funzioni che spetterebbero ad altri: dalle molteplici, incessanti attività quotidiane, alle grosse operazioni mirate agli arresti e al sequestro di sostanze illecite. 

Abbiamo individuato alcune possibili Stazioni dell’Arma confinate in territori in grado di presentare diverse tipologie di degrado civile, governati da leggi e codici del tutto propri, e con sistema economico basato largamente su attività criminali. Ogni episodio di AVAMPOSTI offre una radiografia sociale e geopolitica del tutto innovativa, capace di fare luce dentro zone d’ombra sconosciute e pericolose. E ripropone, sulla scia del successo di “Spaccio Capitale”, quello del Bene contro il Male, che da sempre avvince e affascina l’umanità. 

Ep.1: RIONE SANITÀ – Caccia ai nuovi clan

Un quartiere popolare. Emarginazione sociale, disoccupazione e cultura camorrista.
Il Rione Sanità, a Napoli, è una delle zone con la più alta concentrazione di crimini di camorra. Droga, racket e contrabbando, è con queste attività che le organizzazioni criminali si sono spartite il territorio.
Le tenaglie dei vari clan, che sono in guerra ormai da anni per il controllo della zona, hanno trasformato ogni vicolo, con i suoi bassi – case rimediate ai piani terra della strada – in tante piazze di spaccio.
È in questo clima da battaglia che la Compagnia dei carabinieri di Stella vive ogni giorno, combattendo una guerra senza quartiere contro le associazioni criminali, la vendita di sostanze stupefacenti e il racket delle merci contraffatte.  

Ep.2: CERIGNOLA – La quarta Mafia

Il foggiano è la zona del Paese in assoluto più violenta, con omicidi in mezzo alla strada, rapine in pieno giorno ai furgoni portavalori, scontri a fuoco violentissimi con le Forze dell’Ordine. I vari clan che si dividono la zona, sono equipaggiati con armi da guerra, anche bazooka e mitragliatrici e lancia missili di breve gittata: armi recuperate dalla vicina ex Jugoslavia, mercato in grande spolvero perché crocevia di traffici, e reduce da lunghi e sanguinosi conflitti. Il controllo totale dei lavoratori viene gestito da clan famigliari attraverso un cruento e barbaro “caporalato”. Furti d’auto, ricettazione, spaccio di droga e richieste del “pizzo” agli esercizi commerciali, e tutto ciò che possa riguardare l’illecito, in queste terre non solo viene praticato, ma rappresenta il vero e proprio “core business”. Qui non abbiamo una mafia egemone, ma disperati e agguerriti gruppi frastagliati e divisi tra loro, di cui fanno parte personalità autoctone, ma anche albanesi serbi montenegrini croati, che – attraverso l’ufficio del matrimonio combinato – coabitano in una sorta di sistema extranazionale collegato con clan dei Paesi oltre il Mediterraneo. 

Ep.3: ROMA CRIMINALE

C’era una volta la mala romana, storie di coltello e passatine e duelli rusticani scheggiando i sanpietrini: finti codici d’onore e accordi a strette di mano, più leggenda che realtà, ma comunque un tentativo di imporsi regole che non facessero precipitare nell’orrore anarchico.
Poi, la droga. Denaro facile, che si accompagna al sesso regalato per un buco, alla compagnia indispensabile delle armi, ai legami con chi quella roba la trasporta a vagonate, le narcomafie dapprima siciliane, quindi la camorra e per finire i calabresi delle ‘ndrine. Un tessuto sociale che si scardina, denaro che gira per tasche e mani, automobili e motociclette e orologi e tatuaggi e attività di ristorazione che aprono dalla sera alla mattina: donne e uomini usati come cavalli dello spaccio minuto: campi nomadi assurti a enclave impenetrabili, famiglie sinti stanziali dentro case popolari, legami di sangue scritti in calce a contratti verbali, un ponentino che soffia minacce, ritorsioni, vendette. 
Un quartiere, San Basilio, dalle cui abitazioni tirano lavandini sulle auto di pattuglia, negli angoli si scorgono le vedette armate di cellulare che, tempestivamente avvertono lo spacciatore dell’arrivo delle forze dell’ordine. 
Un quartiere popolato da una maggioranza di persone oneste, madri e padri di famiglia che ogni mattina si svegliano per guadagnarsi il pane, tenuto in ostaggio da gruppi di criminali, organizzati e senza scrupoli. Clan famigliari che impongono la legge della violenza tra le strade di San Basilio. 

Ep.4 ROGOREDO – Il bosco della droga

Un parco degli orrori. Una comunità di emarginati. Degrado, criminalità e tossicodipendenza. 
E tutto questo a due passi da piazza Duomo. 
Rogoredo è un quartiere dove si concentra una quantità enorme di reati: furti, truffe, occupazioni abusive e violenze. Ma soprattutto droga, fiumi di droga.  
È qui che sorge la più grande piazza di spaccio a cielo aperto del nord Italia: un “boschetto” intorno a cui gravitano tossici, spacciatori e campi nomadi.  
Nel mirino dei carabinieri di Milano-Rogoredo c’è l’organizzazione che gestisce il business dello spaccio di sostanze stupefacenti nel Bosco. 

Ep. 5 I RAGAZZI DELLO ZEN DI PALERMO

Proprio allo Zen, un quartiere fatiscente e privo dei servizi più basilari, addirittura dell’impianto fognario, negli ultimi dieci anni, sono arrivati i Carabinieri portando finalmente la presenza dello Stato all’interno di un’enclave autarchica è pericolosa. 
La Stazione San Filippo Neri, si è inserita in una situazione di degrado e di povertà endemica, economica ma soprattutto culturale e morale, in cui spadroneggiano gruppi di ragazzini armati di pistola e a cavallo di motorini e motociclette di grossa cilindrata. La mafia siciliana ha perduto grande parte del suo potere nazionale e ancora più internazionale: ma, com’è ovvio, in queste lande desolate governa e comanda, decide quale negozio far aprire e quale azienda far fallire. Si tratta di una mafia per molti aspetti stracciona, divisa in tanti clan che come rivoli dissanguano il fiume di denaro proveniente dallo smercio quotidiano di sostanze stupefacenti, droghe miserabili perché inquinate da materiali come il veleno per topi e il gesso. Quartieri popolati come formicai, abitazioni al cui interno vivono persone sconosciute all’anagrafe, microeconomie stimolate da compravendite pezzenti.