Le Cose In Frantumi Luccicano
La prima Casa delle Donne di Roma apre le sue porte, riscoprendosi attraverso le esperienze di sorellanza di oggi, in un viaggio che percorre la storia del femminismo italiano.
Regia
Marta Basso
Sara Cecconi
Carlotta Cosmai
Alice Malingri
Lilian Sassanelli
Da un’idea originale di
Emanuela Lucchetti
Soggetto e trattamento
Marta Basso
Sara Cecconi
Carlotta Cosmai
Alice Malingri
Lilian Sassanelli
Emanuela Lucchetti
Musiche originali
Riccardo Cimino
Fotografia
Francesca Zonars
Antonello Sarao
Montaggio
Piero Lassandro
Assistente al Montaggio
Angela Disanto
Suono di Presa Diretta
Fabiana Padula
Domenico Rotiroti
Riprese Seconda Unità
Nicola Maccanetti
Giulia Novelli
Enrico Montanga
Graphic Design
Luca Tommasini
Post Produzione
M74
Organizzazione Generale
Barbara Ferri
Produzione Creativa
Alina Marazzi
Prodotto Da
Sandro Bartolozzi
Una Produzione
Clipper Media
con
Fondazione Renato Armellini
in collaborazione con
RAI Cinema
con il sostegno del MiC e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”
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e con la collaborazione di

Ufficio Stampa
Viviana Ronzitti
ronzitti@fastwebnet.it
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Fabrizio Giometti
redazione@kinoweb.it
Palazzo Nardini, via del Governo Vecchio 39, Roma. Un edificio del ‘400, che ha ospitato tra le sue mura una storia lunga secoli, conserva i segni di un periodo di vita infuocato dalla lotta femminista: la Casa delle Donne. Occupato nel 1976 dal Movimento di Liberazione della Donna, il “Governo Vecchio” è stato il cuore pulsante delle rivendicazioni e delle conquiste del movimento femminista romano e italiano, il primo luogo in città liberato, autonomo, autogestito, unicamente delle e per le donne.
Oggi questo luogo è un corpo stanco e sfibrato, ma ancora desideroso di raccontare la sua storia un’ultima volta, prima di abbandonarsi ad una nuova trasformazione. Ed è in queste stanze vuote, nei corridoi polverosi, negli accenni di murales scrostati, nelle voci del passato che ancora abitano il calcestruzzo, che le cinque registe ricostruiscono la storia di quegli anni di gioia e libertà, scandagliando tracce materiche, archivi e testimonianze delle protagoniste del tempo. La lotta per il diritto all’aborto e per la legge contro la violenza di genere, il consultorio e il self help, la redazione di un giornale e radio, i collettivi politici, artistici e intellettuali. Tutti i paradigmi per la liberazione della donna di quegli anni portano le registe a domandarsi a che punto ci troviamo oggi, vive ancora l’assunto “il personale è politico”? Da qui si muovono i cinque sguardi delle registe, che sentono la necessità di indagare il passato del movimento femminista italiano mettendolo in dialogo con l’oggi, scoprendo le nuove realtà che hanno raccolto e rielaborato questa eredità. Consapevolezza, comunità, corpo, trasformazione, amore e rabbia: queste sono le parole chiave e le cinque tematiche che attraversano il film. Questi cinque movimenti, come dei fili sottili, tesseranno l’arazzo variopinto e complesso della lotta femminista.
Il percorso inizia con la presa di consapevolezza di un gruppo di adolescenti, indagando cosa comporta l’appartenenza al sesso femminile oggi [consapevolezza], per arrivare ad una necessità di ristabilire le proprie radici in una comunità da ricostruire insieme [comunità]. Verrà affrontato poi il tema del corpo in relazione alla libera scelta e all’autodeterminazione [corpo], raccontando la metamorfosi del femminismo negli anni [trasformazione], che sfocia nelle pratiche transfemministe di oggi [amore e rabbia].
Il corpo-palazzo accompagna e scandisce i capitoli, amalgamandoli in un discorso collettivo. L’esperienza di Governo Vecchio è stato il promotore delle case delle donne di oggi, case intese come concetto espanso, esploso e diffuso nelle strade e nelle piazze, nei margini e negli interstizi, nei nuovi corpi di una Roma che è diventata transfemminista.
Cos’è una casa delle donne? Cosa è stata? E cosa è ora?
Cinque movimenti che articolano il film, curati ciascuno da una di noi, seguono l’anatomia di Palazzo Nardini, in Via del Governo Vecchio a Roma, un corpo-palazzo in trasformazione che porta alla luce cinque diversi apparati di quello che è stato il femminismo dentro e fuori quelle pareti negli anni ‘70 e ‘80.
Puntare le telecamere dentro il palazzo è puntarle dentro noi stesse: come giovani registe e donne sentiamo la necessità di visitare, quasi clinicamente, la Storia. Con la termocamera, uno degli sguardi attraverso cui lo spettatore si immerge nelle stanze del Palazzo, vogliamo indagare e sondare questo corpo, quello del femminismo, per scoprire cosa emerge sotto la superficie.
Un corpo che cambia anche nella sua fisicità proprio come il palazzo che, sottoposto oggi a lavori ristrutturazione, emergerà dal racconto della termocamera.
Il dialogo tra l’oggi e le attrici della storia collettiva è reso possibile anche grazie all’archivio che diventa materia viva, plastica, che si fonde con il racconto del contemporaneo per connettere due organismi consanguinei. Non è dunque una finestra sul passato bensì un coro di stanze abitate, attraversate, un flusso che travolge e si confonde con le immagini del presente.
Le immagini del passato provengono principalmente dalla ricerca svolta sul materiale fotografico di due importanti fotografe che hanno attraversato lo spazio del Governo Vecchio: Franca Zacchei e Paola Agosti. Il repertorio filmico ha giovato dei materiali di Aamod, di Rai Teche e i programmi all’avanguardia promossi dal servizio pubblico del tempo, dei filmati di Alina Marazzi (che ha raccontato il Governo Vecchio nel primo decennio del 2000), di materiale d’archivio privato di Porpora Marcasciano e di donne che hanno attraversato Palazzo Nardini ai tempi dell’occupazione.
Le esperienze delle occupanti, da quelle ancora in vita alle testimonianze del tempo di diari e interviste, si mescolano alle voci dell’oggi, delle nuove case delle donne, diventando le voci di tutte. Nello specifico, il lavoro è stato reso possibile dalla collaborazione con molte e diverse realtà del territorio romano: Donne de Borgata, Lucha y Siesta, ex Occupanti del Governo Vecchio, le studentesse del Liceo Virgilio, la comunità di Alexandra, la Tenda Rossa e la doula che ne cura lo svolgimento. Ognuna di queste collettività si è fatta protagonista, per una porzione di film, fino a confluire tutte, unite, nella scena finale di compartecipata sorellanza nel corteo del 25 novembre.
Ogni movimento segue lo sguardo registico della sua autrice, accompagnato da una fotografia eterogenea che tende dei fili comuni sottesi. Un’unica direzione per un’estetica condivisa e un’immagine che risulti poliedrica declinando armonicamente le esigenze artistiche di ciascuna delle registe.
Anche la colonna sonora intreccia le epoche variando in base ai capitoli, sia con brani già esistenti che originali: da canzoni pop contemporanee agli stornelli femministi del tempo, sino a composizioni ambientali create ad hoc per tessere il mood dell’immagine.

Bio delle registe
Il collettivo di regia si forma nell’ambito del cinema documentario, con specializzazioni diverse tra produzione, sceneggiatura e regia. Unite da una prospettiva femminista lavorano sul documentario con una visione cinematografica e politica condivisa.
MARTA BASSO (Venezia, 1993) dopo aver studiato arti visive allo IUAV di Venezia ha conseguito una magistrale in cinema all’Università di Roma Tre e ha completato i suoi studi al Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo, specializzandosi in regia di documentario.
È co-fondatrice dell’associazione CORRENTE, lavora come regista tra Palermo e Roma.
Filmografia: Sotto lo stesso tempo (doc, 72’, 2021); Quello che le mie dita sapevano (doc,22’, 2021); Che ore sono (doc, 79’, 2023).
SARA CECCONI (Perugia, 1993) si è trasferita a Roma per proseguire gli studi. Dopo la magistrale in cinema, ha completato gli studi presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, nel corso di produzione cinematografica. Nel 2022 lavora per un semestre come stagista per Ring Film. Nel 2023 lavora al nuovo film della documentarista Federica Di Giacomo.
CARLOTTA COSMAI (Monza, 1994) consegue un Master internazionale in Audiovisual and Cinema Studies tra Roma, Parigi e Barcellona. Successivamente, studia Sceneggiatura presso la UCLA di Los Angeles. Si diploma al corso di regia alla Scuola di Cinema Luchino Visconti di Milano.
Ha partecipato a Séries Mania Writers Campus 2022 ed è stata finalista al concorso Stage 32. Nel 2023 lavora come sceneggiatrice per Titanus.
Filmografia: A Norma (doc, 42’, 2023).
ALICE MALINGRI (Gubbio, 1997) Si laurea nell’ottobre 2019 in Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia con una tesi sul mezzo d’archivio nell’arte contemporanea. Ha completato gli studi di regia di documentario presso il Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Sicilia nel 2023. Durante l’ultimo anno di studi è stata selezionata per partecipare al workshop inter-insulare Eurodoc 2022 dove ha sviluppato il suo primo lungometraggio documentario Novanta Giorni sul tema dell’aborto, presentato in anteprima nazionale al Sicilia Queer Film Festival 2024.
È co-fondatrice dell’associazione CORRENTE. Attualmente vive e lavora tra Roma e Palermo.
Filmografia: Sotto lo stesso tempo (2021); Anna (2021), Novanta Giorni (2023).
LILIAN SASSANELLI (Amburgo, 1993) è una regista italo-tedesca nata ad Amburgo nel 1993. Cresciuta a Roma, mette piede nel cinema all’età di 3 anni come attrice. Nel 2012 si trasferisce a Berlino dove nel 2019 si laurea in letteratura tedesca ed etnologia europea alla Humboldt – Universität zu Berlin. Nel marzo del 2018 realizza Im Bären (Nell’Orso), il suo primo cortometraggio in veste di regista, candidato nella cinquina dei David di Donatello e dei Nastri d’Argento. Nel 2022 si diploma in regia alla ZeLIG, scuola di cinema documentario di Bolzano, con il film Zweisamkeit che viene candidato in numerosi festival italiani e tedeschi. Attualmente lavora a vari progetti cinematografici in veste di regista e green manager.
Filmografia: Im Bären 15’ (2018); I falchi 20’ (2021); Castelli di sabbia 30’ Doc (2021); Zweisamkeit 45’ Doc (2022); Voi come noi Doc (in sviluppo).